FALLIRE FA BENE

Il fallimento fa paura. In una società che ci vuole sempre tutti vincenti non conquistare l’obiettivo prefissato fa calare a picco l’autostima anche del manager più rodato e quotato. Eppure fallire fa bene, soprattutto se si fallisce nel risultato, ma non nell’idea che ha generato la sfida, dice Mario Gelsomino, consulente e facilitatore esperienziale di Maatmox.

“Può sembrare un paradosso ma falliamo sia quando non raggiungiamo un obiettivo sia quando lo otteniamo ma senza capire come. Tendenzialmente tendiamo ad attribuire i nostri successi e fallimenti a circostanze esterne perché non conosciamo noi stessi o, meglio, il nostro carattere di fondo. È questo il limite, quello che dobbiamo superare: non possedere gli strumenti per capire i processi compiuti, vincenti o fallimentari che siano. Dobbiamo imparare a sbagliare, cioè ad apprendere attraverso l’agire e la sperimentazione”.

Perché l’attività esperienziale ci aiuta?

“Il debriefing successivo all’attività permette ai partecipanti di analizzare come hanno ottenuto il risultato rendendoli consapevoli delle modalità che hanno messo in atto. In questo modo, e cioè con passando per la chiarificazione dei processi, è possibile correggere il metodo attuato. È però fondamentale fare una precisazione: ciascuno di noi possiede i propri strumenti per raggiungere un determinato obiettivo, l’importante è non cadere vittime dell’omologazione”.